In 10.000, oltre ogni nostra aspettativa, a Milano il 11 aprile per affermare il diritto alla salute e rilanciare il servizio sanitario pubblico, facendo cambiare la rovinosa strada che le Giunte di centrodestra dal 1997 gli hanno fatto imboccare.
Qui l’intervento iniziale all’avvio del corteo.
<< La salute è un diritto e la sanità è una bene comune da salvaguardare, in particolare in Lombardia ove la sanità pubblica, preminente nel modello della riforma sanitaria del 1978, è oramai alla frutta.
Parlo di quella sanità che dovrebbe avere quale finalità prioritaria la prevenzione primaria ovvero agire, assieme alle altre strutture politiche e amministrative, sui “determinanti” di salute collettiva e individuale.
Ambiente salubre, sicurezza e igiene sul lavoro, salubrità dei luoghi di vita e degli alimenti, informazione e servizi per una vita di qualità e che allontani nel tempo le patologie connesse all’età.
Dopo di questo si organizza la cura e la riabilitazione.
Oggi tutto è compresso in un labirinto di prestazioni con un approccio privatistico anche nel pubblico, mi riferisco alla aziendalizzazione delle ex ASL, ai vincoli e alla ricerca del pareggio di bilancio anziché di obiettivi di miglioramento della salute collettiva basati sulla epidemiologia.
Per questo siamo qui, per correggere e rilanciare il bene comune della sanità a partire da quella pubblica per le funzioni generali che le sono conferite dalla riforma sanitaria.
In Lombardia dal 1997 si naviga nella direzione opposta e gli effetti li vediamo espressi con le liste d’attesa e le diseguaglianze di accesso alle cure. Le toppe che la giunta regionale ha messo sono spesso peggiori del buco. Perché il problema è nel manico ! Faccio un esempio.
Fontana si sta comportando come la regina Maria Antonietta poco prima della rivoluzione francese, alla emergenza che il popolo non aveva più pane da mangiare l’aneddoto riferisce che avrebbe risposto di dare al popolo le brioches.
Alle liste d’attesa e alle difficoltà di accesso alle cure Fontana risponde alle persone di sottoscrivere forme di sanità integrativa.

La delibera sulla superintramoenia è la brioche di Fontana perché vuole rendere sistematico un meccanismo di “salta la fila” anche nella sanità pubblica per chi si può permettere o comunque ha una forma di sanità integrativa. Nella preintesa sulla autonomia differenziata è arrivato a ipotizzare forme di sanità integrativa regionale, il pubblico che nega la sua funzione e fa concorrenza a sé stesso.
Il mantra di questa manifestazione è la salute non si vende, la salute di difende, da cosa ? dalla sempre più estesa privatizzazione che viaggia parallelamente all’indebolimento della sanità pubblica drenando risorse pubbliche, dalle esternalizzazioni e da condizioni di lavoro per gli operatori sanitari che li fanno fuggire da ruoli indispensabili … e possiamo continuare.
Ma noi siamo qui principalmente per messaggi positivi di proposta, condividiamo che il servizio sanitario regionale può essere salvato riformandolo a partire dal rilancio della sanità pubblica, solo una alleanza tra le persone, gli operatori sanitari, le realtà sociali e i gruppi politici disponibili per una decisa inversione di marcia della sanità perché riprenda il ruolo di strumento per la salute collettiva.
Abbiamo indicato quali sono nostri obiettivi, sono cinque anni che li proponiamo e li aggiorniamo, e i principali sono:
- Sospensione automatica dell’intramoenia (libera professione nel pubblico) quando non vi è rispetto dei tempi di attesa;
- Continuità assistenziale dopo la prima visita con prenotazioni direttamente dalle strutture;
- Un vero unico centro unico di prenotazione
- Decadenza dei direttori generali ove non vi è rispetto dei tempi di attesa, ove si chiudono le agende;
- Valutazione dei direttori generali su obiettivi epidemiologici territoriali;
- Superamento della struttura verticistica delle ATS e ASST
- Ritiro delle delibere sulla intramoenia e finirla di erogare fondi al privato per la riduzione delle attese
- No alle esternalizzazioni dal pubblico al privato
- Trasparenza dei contratti e delle convenzioni con le strutture privati e veri controlli con vere sanzioni quando non vengono rispettate;
- Piano di assunzione straordinaria di operatori sanitari, in particolare infermieri
- Miglioramento delle condizioni lavorative
- Favorire il lavoro d’equipe dei medici di medicina generale e facilitare l’inserimento di nuovi MMG
- Potenziare i servizi territoriali di prevenzione, riempire di funzioni e di personale le case di comunità, potenziare i sistemi di vigilanza su alimenti, sicurezza lavoro, ambiente
- Potenziare e rendere operativi i consultori, i servizi di salute mentale, l’assistenza domiciliare integrata per le non autosufficienze
- Incrementare la copertura delle rette nelle RSA (50 % reale) fino alla intera retta per i soggetti con Alzheimer come da recenti sentenze.
- Controllo delle strutture in particolare per garantire condizioni lavoro adeguate e formazione per gli operatori.
Oggi è una manifestazione, prossimamente sarà un convegno per lo scambio di esperienze tra le realtà sociali, per calibrare meglio gli obiettivi e definire un percorso per ottenerli (il referendum da noi proposto su alcuni passaggi delle leggi sanitarie regionali, è ancora in pista), tutti i giorni è nell’azione delle realtà sociali per sostenere il diritto alla salute di tutti e tutte. Ripartiamo da qui per una nuova Lombardia delle persone. >>



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